LA FAVOLA DI SARA

 

Di fronte a una donna un uomo è un soggetto assoluto- lei: l’altro

Da una definizione di Simone de Beauvoir

 

Penso che una donna sia donna e non ‘’femmina’’ o almeno non solo quello e la differenza tra uomo e donna ciò che adempiono nella società. Che cos’è un uomo che cos’è una donna ? Uguaglianza non significa che una donna debba diventare un uomo.

                                                                                                 

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Sono le stesse mani quelle che costruiscono e poi distruggono, le mani dell’amore.

Uomini che uccidono psicologicamente, intimoriscono si sfogano e giurano di non farlo più, non vali niente la frase più pronunciata.

Violenze e brutture appartengono alle favole…. nel cielo, un favoloso tramonto di un arancio dorato, Sara lo osserva in contemplazione …della violenza aveva saputo solo leggendo dei romanzi.

L’abuso psicologico è più umiliante di uno schiaffo e tutto quello che Sara amava l’amava da sola, vivendo nella sofferenza e aspettando la riscossa.

 

Lampi improvvisi e scuri poi le immagini si fanno nitide. Perché non si ribella, si esibisce in scenate teatrali, senza chiedersi perché l’uomo che ama la insulta, la minaccia, la vuole dominare. Sara è semplicemente una vittima una persona non stupida ma poco accorta che vede iniziare la sua relazione come una fiaba, non riesce a capire che è manipolata.

Prima lui la seduce poi se ne appropria poi la distrugge. Lui la prendeva mentre lei guardava la luna testimone di baci appassionati. Il bisogno di affetto di lui la lusingava. Deponeva petali di rose sul suo cammino, era felice e appassionato.

Tuttavia lei si sentiva turbata come un assenza imperfetta. I suoi argomenti erano sempre convincenti ma nessuna intelligenza può aprire il cuore di una donna prigioniera. Sara pensava a lui come a un bambino immaturo e infantile. Tutte le sue certezze traballano. Il cuore le fa male, le sembrava di essere una bambola.

Goccia che si aggiunge a goccia della sofferenza.

Un dolore che permette a lui di distruggerla.

Sara sentiva l’assenza, la sentiva nella pancia, fingendo che tutto andasse bene, ma barava. Un incantesimo da spezzare. Un immagine idealizzata che non riesce ad abbandonare era una sua falsa lettura di chi aveva davanti.

Un recinto di illusioni.

Inizia così per lei la nostalgia e inizia a capire che è impossibile il ritorno, tutto si riduceva a briciole, la magia del tempo accanto a una dolorosa realtà.

Anche quando la maschera cade il cuore batte ricordando momenti vissuti di intensa passione, lei si rifugia in uno stato di illusione fuggendo dalla realtà. ‘’Qualunque cosa tu faccia io ti amerò lo stesso’’ lui gli diceva, e lei era fiera della presunzione di farsi amare, una pericolosa trappola, lei lo vuole salvare, cambiarlo , alimentando una falsa speranza.

Un circuito pericoloso che Sara accetta e non si accorge che lui la ‘’colpisce’’ sempre più forte.

Lei si aggrappa a lui quando non vede i colori, si rifugia nella sua mente, ma poi….lui non c’è. La delusione diventa meno forte Sara comprende che vede un principe che non è. Lui non andrà a salvarla, ma lei sogna che accada, quel sogno diventa una schiavitù.

Maltrattata e lei lo cerca, inseguendo un lieto fine che non può avere, e , intanto il tempo passa. Si fa rabbia a pensare quanto lui le faceva vibrare l’anima, ma non può permettere a una maschera di rubargli la vita.

Lei merita albe invece ha l’anima spezzata.

Nessuno cambia per amore, cambia solo se vuole cambiare.

 

A Sara lui manca,gli manca l’idea di cosa pensava lui fosse, amore intriso di disprezzo non è amore.

Lei cercava prove d’amore ma poi da lui otteneva denigrazione.

Come si fa a distruggere una persona senza nemmeno toccarla?

Attraverso la comunicazione mentale........

continua....

 

 

Ogni riferimento a persone o luoghi è puramente casuale e frutto della mia fantasia

Quel lato oscuro

L’ombra che si trascina appresso , quel lato oscuro che attrae e nello stesso tempo fa paura, l’inconscio di repressioni e desideri, la conoscenza profonda di ciò che sono realmente.

Il senso della vita non è uguale per tutti questa è la verità, tutto è messo in discussione oggi dai mezzi di comunicazione mentre si perde il quotidiano dei valori, tutte ipotesi supposizioni e opinioni. Rimango per un attimo cullata dal pensiero, il sole che filtra tra le nubi, un leggero sorriso mi increspa le labbra, mentre la luce fa capolino.

Indosso una maschera come a carnevale, racchiusa in un guscio dove l’entrata non c’è, seduta di sera su un divano a vivere la vita e gli occhi degli altri attraverso uno sceneggiato in tivù, mentre fuori la primavera profuma.

Il mio mondo è lì a coltivare fiori mentre baci e carezze di bimbi diventati grandi scemano e si alzano crepe nel profondo.

Un inquietudine che come grandine batte.

Penso che solo riabbracciandomi la mia luce può risplendere e non permettere alla mia ombra di accecarmi. Il potere di un ombra nei miei stessi pensieri o misurarla negli altri e percepirla e, provo sgomento di ciò che vedo se mi guardo dentro attraverso gli altri, come un vaso di segreti che possono distruggere tutto ciò che amo . Solo la compassione nell’imbarazzo mi da coraggio, non sono peggio né migliore di altri , affondando le mani scopro quanti straordinari semi vorrei diventare come tesoro nascosto, crescere. Invece imperversa spazzatura, avvolta come nebbia di illusione, l’ombra si camuffa e da oscurità diventa luce, ideali che vanno in malora tormentati da dolore e paura e demoni conflittuali come debolezza e cattiveria e di un sé diviso e, quindi subentra violenza, rabbia, odio… In agguato pronta a colpire e sto toccando il fondo, la mia unica speranza, come avido creatore.

Da quali rancori sono inghiottita, come Lilith governo desideri inconsci e mi trasformo, è più comodo adeguarmi alla società e sembra non esserci più via di scampo, non sento più niente.

Distruggo il mio corpo, mi nego un destino, quante persone si distruggono nella paura? La vita non è priva di delusioni, errori, e la strada per uscire dalle ombre molto lunga,  la stanchezza di vivere molto corta, il rischio per me è un fragoroso silenzio.

Potenti scrosci di pioggia puliscono l’atmosfera dissetano la terra creando nuova energia. Quando giungo dalla parte opposta è un po’ come vivere l’Odissea lasciando un buco nero nel passato e come metallo o pietra preziosa rientro dall’oscurità dopo avere attraversato la profondità di narrati inferi e creato il vuoto.

L’abisso della mia anima.

So che un seme inizia la sua oscurità nella terra, occorre molta forza, la paura un istinto di sopravvivenza, un segno istintivo, ero a un bivio con la possibilità di scegliere e non affogare, nuotare come nell’oceano, tuffarmi di testa. Liberare la rabbia e creare uno spazio per proteggermi dalla violenza e dalla intrusione in apertura di essenza.

Come un fiore raro e prezioso continuo la mia danza, volteggio, riaprendo il cuore e piango le pene e le perdite, ho bisogno di gentilezza e fuggire da rimostranze sgradevoli per amare me stessa dopo essermi calata nella profondità del male.

Ho scelto di voler vedere, tra nubi e nebbie come un vortice di continuità e perseveranza cercando ancora radici e gemme, sono terra, e mi appare la grandezza del minuscolo dell’immenso e del particolare, la zona limpida delle lacrime, l’immaginazione non vive in un mondo annichilito, vive nel sogno della ragione, semplice come il sole del mattino, transazioni dove il reale tormenta l’irreale e la realtà imprigiona la fantasia, immortalata dalla volontà di vedere il cielo azzurro radicata nella terra.

Divento mano, nulla è fermo per chi, pensa e sogna.

 

riferimento a persone e luoghi è puramente casuale e frutto della mia fantasia

IL BUCO INVISIBILE DELL'ANIMA

 

In questo primo mattino di primavera, il risveglio della natura, l’improvviso sbocciare dei fiori, la danza gioiosa degli uccellini, tinte pastello come il ramo del pesco in fiore e l’aria fluida, inviano messaggi di libertà. L’emozione della giovinezza che è stata, dopo il sonno invernale. Fase della vita che segue l’infanzia ma precede la maturità. La mia anima si riempie di melodie e profumi, un momento di rilassamento , di estraneazione dai problemi quotidiani, liberandomi dolcemente dei passati affanni, cerco di riprendere le forze. Senso di momentanea felicità che un amore o nascita donano. Terrificante sarebbe una vita senza amore, il mondo vivrebbe nel pianto, la vita non avrebbe motivo di essere. La bellezza ristoratrice del male degli uomini, essa fa scaturire la forza dall’animo. Il vento comincia a soffiare riportando la vita e il risveglio. Irrequietezza e voglia di andare, come vedere i propri sogni finalmente realizzati. Il cielo si rasserena. Il ciclo ricomincia, un ellissi di fiori, come il mondo, come la vita, come il cuore. Nel cuore abita la nostra vita, i messaggi sempre gli stessi: le emozioni. Quanto chiasso intorno, parole inutili, troppo apparire e troppo vuoto. Non si invecchia perché si è vissuto un certo numero di anni ma, quando si abbandonano gli ideali, l’amore, lo stupore,il senso della vita piacevole e lieve. A volte il cuore si spezza al pessimismo, si diventa vecchi cinici… Essere qui, piuttosto che altrove,magari davanti allo specchio, con gli occhi che guardano me stessa. Da cosa dipende un risveglio entusiasta da quello disperato? Altre volte mi trovo indifferente alla natura, mi rifugio

nell’anima, oblio profondo,il cuore che batte senza averglielo domandato,nuda, nella vasta oscurità. I pensieri si accavallano e prendo in mano la penna accanto al foglio bianco. Un male senza volto, puoi attendere solamente che passi, mentre il cuore duole, e il dolore e l’ansia ti rendono prigioniero di una vita che non ti appartiene. Il buco invisibile dell’anima.

I patimenti dell’infanzia,rifiutata dal grembo materno, la mancanza di dialogo, scavando nella solitudine e nell’avvilimento. Imprigionata come una mosca in una tela di ragno. Amore mancato, dimenticato, l’amore materno, mancanza di contatto,di carezze di baci, degli sguardi affettuosi e complici della “mamma”e della mancanza del padre. La coltura contadina maschio centrica dove l’uomo pretende ogni sottomissione, incapace di cogliere il disagio della moglie, l’inadeguatezza materna. La costruzione dell’amore è infantile, in particolare nel rapporto tra genitori e figli. Ma i miei bisogni non avevano importanza, quindi rifiutata, scappo dal dolore, senza fiducia nelle mie capacità. Quando incontri l’amore hai tanto bisogno di protezione che vedi minacce ovunque e si diventa aggressivi. Di fronte a un genitore freddo affettivamente i problemi affettivi e comportamentali non ti permettono una facile identificazione.

Quando incontri l’amore hai tanto bisogno di protezione che vedi minacce ovunque e si diventa aggressivi. Di fronte a un genitore freddo affettivamente i problemi affettivi e comportamentali non ti permettono una facile identificazione. Negare ripetutamente a me stessa di tirare fuori ciò che avevo dentro fondando la mia vita sulla persona che avevo accanto mi ha portato a gravissimi errori, perché avrei dovuto fondarla su me stessa. Questo grido fatto di carta e parole, avido di amore che la madre ha reso infelice, con il suo atteggiamento isterico e represso, denuncia il terrore più grande che un bambino può avere di non essere amato e simbolicamente abbandonato. E con l’abbandono viene la rabbia, la pace non è possibile.

La maggior parte delle madri sa dare il latte ma non il miele cioè la dolcezza per la vita, l‘amore per essa e la felicità di sentirsi viva . Una madre amorosa la si può essere se si ama il proprio marito, il prossimo. L’ostilità repressa verso la vita, ti oscura. E’ forse vero che una madre può solo dare ciò che ha ricevuto e la sua esperienza passata di figlia non è stata serena e a dir poco traumatica. Le esperienze dolorose hanno il potere di compromettere la capacità di un potenziale genitore.

Inconsapevolezza dell’inconscio. Ho condannato e sono rimasta condannata, l’amore per i genitori e viceversa è il padre di tutte le emozioni. Ma  ho perdonato.

Che cos’è la fine di energia? L’immensa prostrazione fisica e psichica dove le energie sembrano scomparire nel nulla. La nostra cultura ci spinge ad essere eroi rendendoci la vita difficile. Un rischio del vivere, di quella maschera che si alimenta goccia dopo goccia, con il falso sorriso esteriore, in balia del proprio malessere interiore. Una via di fuga da me stessa, per non vedere la parte che soffre.

Nasce quando ignoriamo il nostro talento, ossia quando facciamo la vita che non fa per noi, cercando di comporre un puzzle affannandoci nello sforzo di completarlo, salvo rimanere delusi scoprendo che, immancabilmente , manca quello della felicità. Stato di vuoto, buio, silenzio, spengo le mie energie, azzero l’incedere del mio destino, sperando che la via giusta sia quello di assecondarlo, per rimettermi in contatto con la mia interiorità. Uscire da una prigione cercando di riscoprire la capacità di cambiare passo, senza essere sempre all’altezza di ciò che la società mi chiede, il mio ritiro dal mondo. Un cane dai morsi terribile è sempre al mio fianco come la tenda nera che scende sopra la mia vita.

La sensibilità è un dono raro, oggi non viene apprezzata, nessuno si duole della sua progressiva scomparsa,sembra che il mondo possa farne a meno. In un mondo privo di ideali e valori a cosa può servire la sensibilità, una dote non spendibile? Colgo aspetti del reale che sfuggono agli altri, forse un dono avvelenato riceverla, cercando in tutto il significato riposto, fragilità disarmata, mi gioco l’anima per trovare la forza sotto il fuoco nemico. Le nuvole si squarciano e i raggi del sole risalgono. Note fresche di colore ,infinite sfumature si accendono sugli alberi,nell’orto e nel giardino, una luce abbraccia ogni cosa. Orizzonti di profumo mi ricordano il passato, ciò mi permette di stabilire la differenza che corre tra un mondo di interessi in competizione e l’incanto del mondo,ed io , spettatrice, me ne ricordo, come un fiore pazzo che spunta nell’asfalto,in dispetto a chi, mi vuol calpestare. Certo è che l’uomo è nato per pensare. Non c’è momento in cui io non lo faccia. La vita è miseramente corta, come esili fuscelli rincorriamo il vento in un impervio sentiero nascosto. Il sole si smaglia ed è come se avessi paura del buio. Sul tronco scoppiano le gemme ancora un anno è bruciato. Nel mio cuore di poeta disfatto come foglie, chiudo gli occhi e sento una canzone che il vento mi sussurra. Mi sento piccola e vorrei che la tua mano stringesse la mia, ruberei le stelle al cielo per questo. Il pensiero di te turba questa calma e il sole è dolce. Sei stato la mia gioia e il mio canto .. e il mio dolore. Vuoto d’amore simile ad un buco nero dove ho paura del silenzio, come avvolta in un abbraccio negato accarezzo volti custoditi nel cuore, le mie lacrime ora scendono come petali di fiore appassito, le domande adagiate sul fondo di un lago nascoste dalle superficie increspata delle apparenze. Una solitudine animata dal silenzio assordante. Essa è come il respiro, idee,ispirazione, creatività. Narrare me stessa per sentir narrare gli altri. Una folata di vento attraversa il giardino, vorrei portarmi via correndo e poi cadere in un immenso cielo d’estate. Mi chiudo nel cuore senza sfogo smarrendomi nel sordo buio dell’anima. Ciuffi di mandorlo di una bianchezza senza colore , avrei tante cose da dirti… I pensieri prendono colore e forma sento di nuovo un pezzo del mio cuore, dipinta di fiori e conscia del mio presto sfiorire riapro il colloquio e come una farfalla mi immergo nel nettare dei fiori. Che fare dei pensieri se non girarli e rigirarli?

 

Le farfalle volteggiano sui fiori….la vita ricomincia. La vita non fare altro che viverla, magari ricordando appena il passato, estasi o disperazione. Pallottole arrugginite che possono ancora uccidere. Come poeta dovrei essere lontano dall’impossibile. Le strade percorse di un bivio, ne tieni una sapendo già che ti porta verso un’altra, dubitando di poter tornare indietro. Questo fa la differenza. Quando sei giovane pensi di cambiare il mondo, l’immaginazione non ha limiti, ma poco dopo ti accorgi che nulla può essere cambiato se non te stesso, senza percorrere gli stessi percorsi, e inseguire i sogni senza lamentarsi ricordandoci di essere vivi. Ogni attimo di tempo è il richiamo di un soffio, un battito d’ali, senza spiegazioni. La riflessione di sapere,amare,giocare,…. Dentro di me avevo un potere, potevo immaginare le cose migliori di quello che in realtà vedevo. Il ritorno delle rondini , il canto di un usignolo forse lo sento per la prima volta, quella quercia poco distante è lì da molti anni e sempre sembra la giovinezza. Nessuno spolvera le stelle e sono sempre così luminose! La vita è una strada al buio se potessi ricominciare, non sono contenta da dove vengo e forse neppure dove sto andando. In fondo forse, questo è un cammino verso la vita e la libertà vivendo il tempo di una porta che si apre e si chiude sentendo con triste meraviglia com’è la vita e tutto il suo travaglio.

C’è ancora un bel sole…..Le mie tristezze così comuni e le gioie molto semplici, sono un po’ stanca, tremo d’angoscia, rassegnata, anche il desiderio è quasi spento, come l’accartocciarsi di una foglia scivolo nell’indifferenza. Eppure vuoterei il mare per un intenso tuo sguardo e forse non basterebbe! Le parole sanno di silenzio e il fuoco sta diventando freddo. Risveglio,sofferenza, invecchiare, addormentarci ancora, ecco il nostro amore senza odorare di profumo d’immenso. E’ forse che amo più l’amore di te anche se il tempo fugge, la primavera passa in fretta, è dolce scrivere che sei il mio mondo, ma questo offusca la mia anima. Quando ti chiedo di ascoltarmi e cominci a darmi dei consigli, il mondo che tu hai dentro non è il mio mondo, le spine si toccano e allontaniamo quella parte di noi che non conosciamo o teniamo segreta. Non siamo garanzia di felicità né io né te, non ci siamo resi felici. Anoressia sentimentale. L’amore può far male. Non sempre lo si conosce ma ci viviamo nel mondo folle dell’amore: vuoi la luna?Le stelle?

 

Il tramonto del sole si staglia su uno stupendo orizzonte di fuoco. I miei giorni ora sono giorni speciali, non voglio conservare nulla, tranne i sogni, anche se a volte si frantumano in tanti frammenti di cose non fatte che mi ricordano quanto sia fugace e incerta l’esistenza. Ho nel cuore i mille colori della vita e tra le mani gli artigli di fiori dipinti. Anni perduti dai momenti vissuti. Voglio guardare l’orizzonte senza il vuoto dentro e i giorni che verranno siano solo nuovi giorni, scintillanti bagliori di un buio non dimenticato, nel bianco dei miei capelli, nelle abitudini trasformate, il passaggio delle stagioni, respirare le loro fragranze, schiaffeggiata dal vento e baciata dal sole. Un soffio, un grido alla vita, attenta al mio cammino in una realtà senza messaggi tristi e nostalgie taglienti.

 

( ogni riferimento a persone e luoghi è puramente casuale è frutto della mia fantasia)

 

''INTORNO A ME SENTO LE VOCI''

Poiché l’uomo possa essere protagonista del rispetto dei bisogni dei tanti che sono calpestati''

 

RACCONTO DI IMMEDISEMAZIONE

Questo  racconto  e ' stato premiato  dalla giuria  del  Concorso Ossi  di Seppia      come  autrice  mi  sono  immedesimata in un  giovane ragazzo con  sindrome schizofrenica, una malattia che colpisce il cervello

 

- Intorno a me sento le voci, gli odori mi perseguitano, forse sto toccando delle cose, ma non so se esistono. Non voglio avere a che fare con le persone, la realtà mi fa paura. Qualcuno sta controllando il mio comportamento con onde magnetiche, la televisione mi spia. Oggi compio vent’ anni. Non ho voglia di lavarmi e non ho interesse alcuno. Queste pastiglie o cosa sono non mi piacciono più. Mi sento indifferente a ciò che accade e non voglio andare a dormire, di notte vengono a trovarmi strane cose, mostri che mi prendono e vogliono portarmi via. Sono stanco, non m’importa di essere solo, sto bene così. Non riesco a concentrarmi e i pensieri mi fanno paura. Quando ero bambino tutti dicevano che ero strano, sono strani loro che mi guardano con disprezzo ma io non glielo dico. Tutti leggono i miei pensieri, mi spiano, però posso controllare le loro menti e farli bruciare. Tutti pensano che io non sia capace di comunicare, che non sappia prendere decisioni, è vero . Le mie frasi sono incoerenti e faccio fatica a muovermi, non so esprimermi con le mie azioni. Ho poca voglia di vivere, in fondo la mia vita è una mancanza di piacere. Quando sono nato la mia testa è stata un po’ schiacciata, forse per questo ho dei problemi ma loro mi sottovalutano, posso incendiare le loro menti. Le mie sensazioni sono di stranezza e confusione, dicono che la colpa è dei miei genitori, litigano sempre, ma io penso che sia colpa mia, di questa dannato corpo nel quale sono avvolto ma che mi protegge. Vedo persone che mi guardano e mi toccano come se fossi in una gabbia, tutte quelle voci mi fanno tenere la testa. Mi dicono cosa devo fare, stai attento che cadi nel burrone. Mentre lo dico, la gente si scosta da me, non mi crede, ha paura. Io lo so che sono perseguitato dal demonio ma mi viene sempre da ridere. Mia mamma mi sta ingannando, cospira contro di me, mi vuole morto. Io le vorrei dire delle cose ma poi arriva la confusione e non sono più capace di dire nulla. Non sono pericoloso o almeno credo di non esserlo verso gli altri, però ho molta voglia di morire. Io sono un handicappato psichico, uno schizofrenico, praticamente un mostro. Mio padre a volte me le suonava quando ero piccolo, mi tirava calci e mi sbatteva a terra. Non capivo niente di quelle strane leggi dell’educazione. Le ragazze mi interessano ma nessuna di loro si interessa a me. A volte desidero mia madre. Lei lo sa mi ama lo stesso però mi allontana quando le vado troppo attaccato, è molto maldestra.. Desidererei porre fine alla mia sofferenza. Penso sempre più spesso a come potrei uccidermi, tanto penseranno alla mia malattia. Più volte al giorno sono preso da panico intenso che dura parecchi secondi che mi fa fare smorfie orribile e gridare anche se non voglio. Tutti hanno paura. Sono anche collerico, la mia vita sociale è impossibile. Mi considero spregevole e penso che tutti mi detestino, tutto ruota intorno a me. Vorrei fuggire. Le mie giornate sono tutte uguali- potrei gettarmi dal terzo piano o buttarmi sotto un treno. I miei genitori si fanno tante colpe per come sono nato io, per come sono. Mia madre non vorrebbe essere mia madre. Lei è molto infelice con mio padre, perché lei vuole comandare. E’ molto fredda e controlla sempre . Mio padre la insulta sempre, io non li guardo mai negli occhi. Mia madre mi tiene sotto controllo fingendo di essere malata per impedirmi di essere autonomo e aggressivo. Vorrei essere un “calore affettivo”. Invece esisto nella mia solitudine. Impossessato diabolicamente mi incontro con il diavolo. Incatenatemi alle pareti, consideratemi un animale. Il mio futuro un semplice prolungamento del presente non accettato, un mondo che vacilla, guscio protettivo del falso che mi avvolge. Io sono un malato imprevedibile, non mi lascio gestire e sono irriconoscente. La punizione è sempre la stessa: non ti darò più il mio affetto. Voglio dimenticare di ricordare. “Con te poi facciamo i conti” Non posso esercitare alcun diritto sulla mia malattia, sono un malato diverso dagli altri, quindi malato mentale. Voglio denunciare tutti questi vicini che parlano così forte vicino alle mie orecchie, sono schizofrenico. Un fuoco brucia dentro di me. Oggetto di scherno o pietà risponde qualcuno alle mie richieste? A che punto devo arrivare per farla finita con me o con gli altri? Non ho scelto questa vita e questo luogo, vittima della follia, imploro, pregando strisciando, non sono innocente, nessuno lo è. Pensieri taglienti si infilano nell’anima (che cos’è) e anche nel corpo di questo fardello che porto con me. Mi tolgo la vita spirituale, forse anche quella materiale. La mia vita indegna di essere vissuta perché la società è “sana”. Considerato “altro” “diverso” “anomalo”. Una volta ero figlio, chi si occuperà di me, di uno che vaga la notte nella casa e tutti hanno paura? Di uno che il padre e la madre sono genitori di un matto, che hanno paura della mie unghie taglienti? Forse potrei diventare un cane o un albero o una macchina o andare nello sgabuzzino buio. Mi chiudo nel mio piccolo mondo privato perché la voce me lo dice e m’incoraggia, mi protegge. Fumo l’ennesima sigaretta mentre il vicino mi spia dal balcone, ha paura di me. Il mio pensiero si ferma, è lui che porta via i pensieri. La mia vita è un altalena, non riesco ad uscire e guardare la luce del sole. Una maledizione la mancanza di speranza, i miei pensieri così veloci non riesco a seguirli. Le mie gambe sono sempre più stanche, le mie braccia senza forze, non mi va di fare nulla e questo tinge di nero infernale il tunnel d’angoscia e disperazione. All’ospedale mi hanno chiesto di disegnare un albero- ho chiesto: perché devo disegnarlo se posso guardarlo? Come un disgraziato vado alla deriva nella mia infelicità. Gli psichiatri non sanno nulla della mia mente, mi impasticcano con “bombe a mano”… la mia malvagità interiore, con la voglia di morire e lacerare la mia carne facendola a pezzi. Nell’indifferenza più cupa la mia lucidità mi permette di percepire quel che accade intorno a me. Vorrei ricomporre il mio rapporto con Dio, sperare in un assoluzione dei miei peccati, pregare per essere accolto nella Sua Grazia. Forse sono già diretto all’inferno. Svelo il mio segreto al confessore, raccontandogli delle voci diaboliche che offendono Dio, dell’istigazione al suicidio impiccandomi, dandomi fuoco. Dio è benevolo, scaccerà le voci infernali, mi conforterà, la schizofrenia è colpa del diavolo ed io sono suo figlio. Sto cercando una via d’uscita, l’ingresso per la morte, attendo di essere compreso perché cerco una vita migliore. Non terranno intatta la mia camera, né annuseranno l’odore del mio pigiama, né lasceranno i miei vestiti nell’armadio. Se non ho più forza, se sono inferiore, perché lottare ancora? La morte è più semplice di quanto si creda. Capisco che il mio destino è fallire in ogni cosa tranne che in essa. Schiacciato da un muro, sempre più solo, ho cercato di scavalcarlo ma mi sono fatto male, ora, sto imparando ad usare la scala. Osservo la scena distaccato da terra, mentre intorno tutto rimbalza.

 

Ogni riferimento a persone o luoghi è puramente casuale ed è frutto della mia fantasia